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Due elefantini del deserto e una lezione di vita (che vale anche per noi)

  • emaugell
  • 11 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Potrei guardare questa scena all’infinito.

Due elefantini del deserto che giocano senza sosta: si provocano, si spingono, cadono, si rialzano e ripartono. È un gioco, certo. Ma è anche molto di più. È il modo in cui imparano a conoscere il proprio corpo, gli altri, lo spazio che li circonda. È relazione, è apprendimento, è crescita.


Gli elefanti del deserto della Namibia sono animali straordinari non solo per la loro imponenza, ma per la loro intelligenza, la sensibilità emotiva e la complessità sociale. Vivono in uno degli ambienti più difficili al mondo, dove l’acqua ed il cibo non sono mai scontati e ogni scelta può fare la differenza tra sopravvivere o soccombere. Eppure, anche qui, trovano spazio per il gioco. Sempre. Perché il gioco è parte essenziale della loro resilienza.


La loro vita ruota attorno a un sistema fragile e preziosissimo: i fiumi effimeri della Namibia.

Questi corsi d’acqua, che scorrono solo in determinati periodi dell’anno, creano le cosiddette oasi lineari: corridoi vitali che attraversano il deserto del Namib e forniscono acqua, cibo e protezione. Non solo alla fauna selvatica, ma anche agli animali domestici e a molte comunità rurali che dipendono da queste stesse risorse per sopravvivere.


Ed è proprio qui che nasce una delle sfide più complesse della conservazione africana: il conflitto tra uomo, fauna selvatica e territorio.

Quando risorse limitate devono essere condivise, l’equilibrio diventa delicatissimo. Elefanti e comunità umane si muovono negli stessi spazi, attingono alle stesse fonti d’acqua, cercano sicurezza negli stessi corridoi naturali. Senza un lavoro attento e continuo, questo conflitto rischia di risolversi sempre nello stesso modo: con l’uomo che prevale sull’animale.


Il vero segreto perché scene come questa continuino a esistere è uno solo: la conservazione attiva.

Senza il lavoro sul campo di organizzazioni come EHRA (Elephant-Human Relations Aid), molte di queste famiglie di elefanti non avrebbero futuro. Monitoraggio costante, ricerca scientifica, educazione delle comunità locali e mitigazione del conflitto uomo–elefante sono attività poco visibili, spesso silenziose, ma assolutamente essenziali per mantenere un equilibrio possibile.


Nel video che trovi qui sotto c’è leggerezza, movimento, vita che esplode.

Dietro quella leggerezza, però, c’è una responsabilità enorme. Vale la pena ricordarlo ogni volta che sorridiamo guardando questi animali: nulla di tutto questo è garantito. È il risultato di scelte, impegno e rispetto per un ambiente unico al mondo.



 
 
 

1 commento


Dolores Boroni
Dolores Boroni
11 feb

Carinissimi :> :> :> Grazie mille per tenerci aggiornati con le tue condivisioni 😘

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